di Cristina Alvino

Dalla lingua del diritto, più che da ogni altra, ci aspetteremmo parole precise. Nella realtà, invece, accade il contrario. La lingua dei giuristi non è quella che usano gli altri italiani. E’ una lingua pomposa, straniera ed ostile.

<<Il gergo dei giuristi>> scrive Gianrico Carofiglio in La regola dell’equilibrio <<è una lingua tanto più apprezzata quanto più è capace di escludere i non addetti ai lavori dalla comprensione di quello che avviene nelle aule di giustizia e di quello che si scrive negli atti giudiziari>>.

Non sarebbe meglio sostituire il legalese e il burocratese con il plain language e iniziare a scrivere e parlare in modo chiaro, semplice ed efficace?

Ecco 6 ragioni per iniziare ad usare il plain language.

  1. E’ democratico: l’oscurità della scrittura è profondamente antidemocratica, soprattutto se riguarda testi che hanno il potere di modificare la vita di ognuno di noi, come le leggi, i contratti, gli atti amministrativi, etc. La possibilità di accedere liberamente a qualsiasi informazione istituzionale o disposizione normativa non è necessariamente garanzia di una maggiore democrazia e consapevolezza civica. Si tratta infatti di un accesso soltanto formale e non sostanziale se i contenuti non sono comprensibili senza l’aiuto di un ‘addetto ai lavori’.
  2. Da un ritorno di immagine: il lettore che comprende un testo giuridico (una legge, un contratto, una multa o un atto amministrativo) si sente preso in considerazione e, di conseguenza, ha maggiore rispetto di chi lo ha scritto. Questa fiducia lo motiva anche a rispettarne il contenuto e a subirne le conseguenze. Diversi studi hanno dimostrato che la maggior parte dei clienti e dei giudici ritiene più competenti gli avvocati che redigono i propri atti in maniera chiara e semplice.
  3. E’ conveniente da un punto di vista economico: il plain language evita e limita lo spreco di tempo di chi deve comprendere il testo e, conseguentemente, di tutti coloro che devono poi gestire le relative richieste di informazioni. La chiarezza dei contenuti può ridurre l’ammontare del contenzioso generato dalla non comprensione dei testi. 
  4. Con la forma migliora la sostanza: rielaborare la forma costringe chi scrive a ripensare il contenuto, vagliare le informazioni e eliminare il superfluo.  In questo modo Il testo diventa più razionale ed efficace.
  5. Lo vuole la legge: Diversi sono i casi in cui il legislatore richiede semplicità, chiarezza e comprensibilità delle informazioni. Ecco alcuni esempi.
    • Esplicitamente lo possiamo trovare in:
      • Regolamento UE 679/2016 del 25 maggio 2018 – meglio noto come GDPR –
        • art. 7 – Condizioni per il consenso (al trattamento dei dati personali)
          • (…) la richiesta di consenso è presentata (…), in forma comprensibile e facilmente accessibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro.
      • Direttiva (UE) 2016/97 sulla distribuzione assicurativa
        • art. 23 – Modalità dell’informazione
          • Tutte le informazioni da fornire a norma degli articoli 18, 19, 20 e 29 sono comunicate ai clienti (…) in un modo chiaro e preciso che sia comprensibile per il cliente.
    • Implicitamente lo richiede anche la L.n. 241/1991 che sancisce il principio di trasparenza dell’attività amministrativa e il diritto di accesso ai documenti amministrativi. Come può essere trasparente l’azione amministrativa se non si esprime con un linguaggio chiaro? A cosa serve consentire di accedere a documenti di cui non si comprende il significato?
  6. È adatto anche a chi ha disturbi specifici di apprendimento (DSA): i principi del plain language sono molto simili a quelli contenuti nelle linee guida per redigere testi adatti a chi presenta disturbi specifici dell’apprendimento.

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